Mario Comensoli

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x x Retrospettiva di Mario Comensoli al Palais de Beaulieu di Losanna x
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Discorso di Guido Magnaguagno
Direttore del Museo Tinguely ed ex conservatore del Kunsthaus di Zurigo

Signore e Signori,
E’ un grande onore e una grande gioia per la Fondazione Mario e Hélène Comensoli presentare l’ opera di Comensoli nell’ ambito del Salone degli Antiquari di Losanna  2006. Tanto più che si tratta della prima grande retrospettiva dell’ artista nella Svizzera francese.

Mario Comensoli nacque a Lugano  nel 1922ed è morto a Zurigo nel 1993. Dopo la gioventù passata nel Ticino e un lungo soggiorno a Parigi , ha lavorato prevalentemente a Zurigo : si è fatto un nome anche in Italia ma è conosciuto soprattutto nella Svizzera tedesca e nel suo cantone d’ origine.
Informata da un collezionista che aveva visitato la sua esposizione “Alice Bailly “e aveva visto alla televisione il film su Comensoli di Mürra Zabel , Catherine Niederhauser ne fu sorpresa e affascinata . Cosciente di trovarsi di fronte a un’ opera di qualità , prese l’ iniziativa di cui vedete oggi il risultato : per voi tutti sarà una grande scoperta.

Vi troverete confrontati a un pittore del realismo nel solco di un Gustave Courbet o di un Ferdinand Hodler dei primi anni o della fase matura., e scoprirete un universo figurativo che riflette l’ evoluzione della società nella Svizzera del dopoguerra. Realismo come opposizione all’ idealismo, una forma artistica che non esagera la realtà ma, al contrario, esercita una critica e pone delle domande , Ma anche una forma artistica che si differenzia dal naturalismo nel senso che non tende a riprodurre tale realtà , ma cerca attraverso un vocabolario semplice di definirla in modo simbolico.

Il grande modello iniziale di Mario Comensoli risale al suo soggiorno di apprendistato a Parigi : di Pablo Picasso Comensoli studiò i periodi blu e rosa , ma si ispirò anche alle sue voluminose figure neoclassiche e ne analizzò la dissoluzione della forma nella fase surrealista.

Di ritorno in Svizzera , Comensoli diventò il pittore dell’ italianità che coincide con una nuova ondata di immigrazione di lavoratori del sud nelle nostre regioni. Era l’ epoca del celebre “dictum” di Max Frisch : “Volevamo delle braccia e sono arrivati degli uomini”

Quando, nel 1953, Mario Comensoli fu invitato dalla Società delle Arti di Zurigo per iniziativa del direttore del Kunsthaus René Wehrli e della critica d’ arte  Doris Wild ad allestire una mostra all’ Helmhaus , la sua opera fu situata nella sfera picassiana . E come Picasso Comensoli si impegnò per un umanesimo socialista fortemente ancorato nei movimenti sindacali.

Nasce così alla fine degli anni cinquanta una serie di opere tra le più importanti , i “Lavoratori in blu “ dove gli immigrati italiani , i “Tschinggen “ furono dotati di un volto , di una presenza e di una dignità umana.

A quell’ epoca come oggi , del resto , gli stranieri di un’ altra cultura , con altri costumi , avevano in Svizzera vita dura.

Comensoli riuscì in modo esemplare , attraverso la fermezza e la serietà della sua pittura, a creare un senso di fraternità nei loro confronti che ci commuove ancora oggi . Questi quadri sono diventati metafore dell’ identità profana dell’ umanità.

Nell’ evoluzione storica dell’ arte le opere di Mario Comensoli si distaccano da un mondo determinato sempre più dall’ astrazione . La pittura figurativa era scomparsa dai musei : chi apprezzava ancora un Auberjonois e la sua “Belle de Dézaley , o un Coghuf ?

Chi conosceva ancora un Johann Robert Schürch o un Walter Kurt Wiemken? E lo stesso Varlin ebbe a Zurigo tempi difficili grazie a Max Bill.

Comensoli , per contro , imperturbabile e sovrano , restò fedele alla figurazione e al suo mandato di pittore, cronista della sua epoca. Prestò fiducia a un piccolo gruppo di amici e di collezionisti impegnati.

Ben presto, già negli anni sessanta, il pittore constata nel suo ciclo “Menschen in der Grossstadt” i segni di una società che cambia , ma è soltanto con l’ avvento del 68 che egli realizza chiaramente la portata dei forti mutamenti che si infiltrano nei tessuti della società dei consumi . Diventa allora il pittore della gioventù ribelle e dell’ emancipazione femminile; e quando questi movimenti perdono d’ attualità si schiera nel 1980 dalla parte dei punks. I “ no future” si sostituiscono ormai alle illusioni del socialismo.
Ma senza considerare la sua percezione della realtà sociale o politica, Mario Comensoli rimane sempre un pittore entusiasta per il quale la tela , le idee , la composizione e la distribuzione dei colori sono decisamente in primo piano.

Per decenni faceva la spola in bicicletta tra il suo atelier alla Rousseaustrasse di Zurigo , nel quartiere del Letten , e il suo appartamento allo Zurichberg. Era un lavoratore ossessionato , un meraviglioso narratore, un ammiratore della pittura-cultura da Paolo Uccello a Francis Bacon , un interlocutore impegnato e originale , un’ istituzione zurighese unica.

Ma – come detto - piu’ importante di ogni altra cosa era la qualità della sua pittura e Comensoli soffriva molto del fatto che anche alcuni suoi amici non volevano comprendere la sua evoluzione dalle figure solenni degli anni cinquanta , all’ esplosione cromatica del decennio successivo al nervosismo febbrile degli anni ottanta.

E tuttavia l’ ultimo gruppo di opere che ruotano attorno al tema della morte e che culminano nel dipinto “Les pleureuses” fa giustizia di ogni dubbio e dimostra che Comensoli era sulla buona strada , la strada maestra della pittura.

L’ uomo che aveva saputo dipingere con tanta convinzione e semplicità la fierezza e l’ autarchia , la schiettezza e la potenza degli emigranti italiani , è ora in preda a un profondo scetticismo . Si manifesta così con straordinaria intensità il Mario Comensoli che ha sempre saputo rappresentare con convinzione la perdita d’ identità , la disperazione , la mancanza di una località e di una patria dei suoi contemporanei . E noi siamo ora in grado , attraverso la sua opera , non soltanto di abbracciare con lo sguardo quarantacinque anni di storia , ma anche di viverla attraverso i nostri sensi.

Era un artista certamente più importante di quanto ci dicono gli esegeti ufficiali e siamo molto riconoscenti a chi ci permette di raddrizzare certi torti. Vi ringrazio della vostra attenzione
 
Guido Magnaguagno
Losanna , 21.11.2006

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