Mario Comensoli

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x x Mario Comensoli tra mitologia, trascendenza e realtà x
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Quindici anni di disegni al Centro Comensoli di Zurigo
di Mario Barino

    Siamo nel 1944 e Mario Comensoli é appena giunto a Zurigo da Lugano, dove ha ottenuto una borsa di studio dalla Fondazione Torricelli. Abita nel quartiere di Seefeld, in una piccola stanza senza riscaldamento e senza finestre della Korneliusstrasse e a mezzogiorno mangia la minestra dei poveri distribuita dalla Frauenverein, un’associazione di donne caritatevoli. Le tele costano, e allora Comensoli traccia disegni a china su fogli di carta. Il polso è straordinariamente fermo: i contorni sinuosi delle figure nascono senza che lui stacchi una sola volta la penna. “La cortigiana”, un nudo di donna ingioiellata, è un personaggio che potrebbe nascere dalla mano di un Matisse e invece è creato da un ragazzo ventiduenne che ha fatto tesoro degli insegnamenti raccolti alla scuola luganese del nudo di Carlo Cotti a Casserina, subito filtrandoli con il suo personalissimo intuito e liberandoli da ogni compiacimento accademico. “La cortigiana“ e una decina di altri lavori del genere ispirati alla mitologia greca si possono ammirare al Centro Comensoli di Zurigo, al numero 267 della Heinrichstrasse, aperto ogni sabato, e con essi un’altra quarantina di disegni serviti in parte alla realizzazione di affreschi religiosi, oppure come studi preparatori degli oli dell’ epoca dei lavoratori in blu. La mostra si intitola infatti “Tra mitologia, trascendenza e realtà“ e riflette anche un cruciale e sicuramente travagliato   passaggio spirituale dell’ artista, conquistato inizialmente da certi modelli letterari legati al mondo classico (“E’ un’adesione ideale a quella civiltà greca che ci è madre e ci ha parlato anzitutto con il mito – scrive Dalmazio Ambrosioni), infervorato poi da un misticismo religioso collegato a una personale interpretazione del Vangelo, e successivamente sfebbrato e pronto a raccogliere le sfide dell’ umanesimo sociale.

    E’un periodo che va dal 1944 al 1960 e che comprende tappe decisive dei suoi Bildungsjahre: il matrimonio con Hélène Frei, la grande compagna della sua vita, l’emigrazione a Parigi, la personale –appena trentunenne – al museo Helmhaus tra fumi d’incenso mondani e dolorose polemiche, l’estraniarsi, quasi monacale, nell’ arte ecclesiastica, e infine l’orgoglioso ritorno alla pittura laica e sociale per documentare uno straordinario momento storico, quello dell’ emigrazione di massa in Svizzera, colpevolmente ignorato dagli ambienti culturali.

    Questi disegni – già esposti con successo a Lugano alla galleria L’ incontro nell’ ottobre scorso – spiegano e rafforzano l’unicità dei lavori pittorici che conosciamo. Per dirla con le parole di Mario Agliati, decano dei critici d’ arte ticinesi che all’ appuntamento luganese ha dedicato un intenso articolo apparso sul quotidiano “La Regione “, l’ esposizione “ci mostra l’ officina di quella produzione, sottesa da studi e disegni di soggetto operaistico a penna e a carboncino: potenza di segno, robustezza di concezione, e soprattutto slancio ideale, intima partecipazione.”

    Completano la rassegna di Zurigo quattro toccanti schizzi del padre Albino, un materassaio emigrato a Lugano da Calice al Cornoviglio, un paesino della provincia di Massa Carrara, che da quella regione aveva portato in Svizzera il suo carattere fieramente anarchico. Comensoli lo coglie in un fine disegno a penna, ancora giovanile, con dei baffetti da seduttore, e poi via via lo ritrae sempre piu’ amaro e scontroso. Del padre, oltre allo spirito libertario, Comensoli aveva ereditato certe tenaci malinconie, l’ altalenarsi di entusiasmi brucianti e improvvise cadute di umore, oltre a una grande fede nel lavoro. Le sue crisi venivano registrate con apprensione, fin dai primi anni della sua carriera artistica, dai suoi piu’ fedeli amici, lo scrittore Giuseppe Martinola – allora direttore della Biblioteca Cantonale – e il pittore Guido Gonzato, che gli suggerivano rimedi contrastanti. “Crisette, Mario- . , gli scriveva Martinola da Bellinzona nel novembre del 1946 – Forse sei stanco. Un buon rimedio: per due o tre giorni solo disegnare, o leggere, o andare in giro a vedere le facce della gente. Poi si riprende rinnovati.“ Mentre Gonzato gli suggeriva, nel novembre del 1954: “va a vedere capolavori antichi e moderni, e danze, e la natura, e ascolta musica immortale. E' scrivi sulla porta dello studio: “Oggi non ci sono”.

    Quanto alla sua scelta di trasferirsi a Zurigo, Martinola la approvava pienamente nel 1947: ”Questo è il pericolo del Ticino: restare ticinesi. E’ un paese che, con tutte le sue miserie e le sue rudezze, finisce per lisciare il pelo.”

    Ed è lo stesso Martinola a ricordare a Mario una definizione di Flaubert: “Le génie est le résultat d’ une application de douze heures pendant cinquante ans” ed una di Matisse: “Ils veulent tous être des artistes avant d’être de bons ouvriers. La peinture est un métier d’ abord.".

    Mario Comensoli probabilmente non ha bisogno di questi suggerimenti: porta in giro cavalletto, tele a colori per le campagne zurighesi, anche quando nevica. E' una volta a casa disegna fogli su fogli: è cosi per ogni vero pittore, le idee nascono dal disegno stesso, non sono mai preordinate, costruite nella mente. Da qui l’estrema spontaneità dei lavori esposti al Centro Comensoli che testimoniano di un istinto sicuro nel cogliere l’ essenza della vita e le sue metamorfosi.

 

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